28
MAR
2017

Donazione nuovo clavicembalo alla Scuola Sarti

L’artista faentina Elisa Morelli dona alla scuola un preziosissimo strumento, un grande clavicembalo di fattura fiamminga a due tastiere copia di J. D. Dulcken.

La scuola comunale di Musica G. Sarti di Faenza si arricchisce in questi giorni di una nuova importante dotazione strumentale. È stata commissionata ed eseguita la costruzione di un grande clavicembalo a due tastiere che darà alla scuola ulteriore impulso allo studio ed all’esecuzione del repertorio barocco.

Da tre anni a questa parte il Prof. Marco Farolfi ha attivato presso la Scuola Sarti un percorso laboratoriale di studio sugli strumenti antichi a tastiera. Con la presenza di questo nuovo grande strumento non solo vi sarà l’opportunità di proseguire e potenziare questa attività ma sia il docente di musica da camera, la prof. Francesca Bassan che l’ensemble di archi diretto dal prof. Zinzani potranno ricevere ulteriore impulso dalla presenza di questo strumento così grande e versatile utilizzandolo non solo per il repertorio solistico ma anche per la realizzazione del basso continuo in tutta la musica barocca italiana e francese.

L’Opera realizzata dal celebre artigiano umbro Urbano Petroselli è un clavicembalo a due tastiere di fattura fiamminga minuziosamente copiato da un modello di Johannes Daniel Dulcken del 1755. Il maestro cembalaro è rinomato a livello internazionale per la produzione dei suoi strumenti che sono presenti oggi in vari teatri come l’Opera di Roma, il San Carlo di Napoli, molti Conservatori, i Concerti del Quirinale, oltre a fornire strumenti e supporto tecnico a svariati artisti per innumerevoli incisioni discografiche.


Elisa Morelli, dal canto suo dopo una intensa attività artistica non solo pittorica ma anche nel campo della ceramica artistica ha deciso di compiere questo rimarchevole gesto la cui munificenza è tanto rara quanto ammirevole ai giorni nostri. Marco Farolfi ha incontrato l’artista per scoprire le motivazioni che stanno alla base del gesto che ha prodotto questo felice e quasi sorprendente esito per l’arte e la musica nella nostra città.

Conosciamo Elisa Morelli come un’artista poliedrica dedicata alla pittura,alla scultura e alla ceramica, ma dopo una lunga attività come insegnante di Disegno e Storia dell’arte nei licei, si è tramutata in allieva e, da diversi anni, studia Canto lirico e Pianoforte proprio presso la scuola comunale di Musica “G. Sarti” di Faenza. Consapevole che la scuola, pur fregiandosi di un “dipartimento di musica antica per tastiera” non possedeva un clavicembalo, ha pensato di donarglielo lei e, non solo, dopo averlo fatto costruire,ha voluto anche dipingerlo e decorarlo personalmente con fregi e dorature, senza risparmio. Lo strumento è da pochi giorni arrivato a scuola e sta per essere presentato al pubblico.

Marco: Elisa, vuoi spiegare meglio i motivi di questa donazione che lo sappiamo, ha comportato per te un notevole impegno economico, oltre a quello artistico?

Elisa: mi sono lasciata guidare da un sentimento naturale di condivisione ed appartenenza, al mondo delle Arti, naturalmente; non sono certo il ricco filantropo che sceglie di fare della beneficienza dall’alto della sua condizione agiata! Ho ereditato una somma alla morte dei miei genitori. Sono abituata ad una vita frugale; i miei lussi sono le mostre, i musei, i concerti e sono molto esigente sulla qualità dei prodotti che uso nelle attività artistiche, questo è tutto. Nella mia famiglia, povera come tante nel dopoguerra, si viveva privi di molte cose, ma le spese per l’istruzione erano sacrosante. In seguito, la mia vocazione per le Arti e lo studio mi hanno portato all’insegnamento in età molto precoce. Ho lavorato nella scuola trasmettendo ai ragazzi la mia passione e le mie esperienze sul campo. Poi, volendo arricchire la mia formazione, ho voluto studiare Musica; ho frequentato la scuola di Musica “Sarti”dove ho incontrato dei maestri, degli artisti in un altro campo rispetto al mio. Sono consapevole che la crisi che viviamo non è solo di mezzi, per cui sembra che tutti gli sforzi sociali debbano servire a “salvare delle vite umane”, io trovo più importante salvare la Civiltà e la Cultura perché, lasciatemelo dire, senza queste opportunità, le vite umane che salviamo oggi potrebbero finire presto sotto i colpi della barbarie. Le Arti sono il più potente strumento di pace! Ferma nella mia convinzione, sono più che persuasa di avere fatto una cosa utile e degna.

Marco: perché hai voluto corredarlo di questo ricchissimo apparato pittorico e rifinirlo con le relative dorature?

Elisa: veramente il primo invito a decorarlo me lo hai rivolto proprio tu, io non ci avevo ancora pensato, forse l’avrei lasciato così, con una semplice pittura monocromatica come spesso si vede nei concerti. Invece ora è un oggetto speciale, prezioso ed elegante, tanto delicato da esigere attenzione e gentilezza da parte di chi se ne occupa, qualità un po’ dimenticate che forse sarà bene riscoprire.

Marco: a cosa ti sei ispirata per l’ideazione della parte pittorica?

Elisa: innanzitutto ho composto il colore base del corpo dello strumento, un grigio azzurro molto chiaro e luminoso e come secondo colore per le campiture più ridotte, ho formato un rosso scuro, quasi pompeiano. Ho osservato (anche sul web) centinaia di clavicembali storici, e per le scene, ho preso spunto liberamente da pitture del Settecento italiano e francese. Ho creato delle scene bucoliche e mitologiche, come una raffinata parodia dei quadri antichi. I miei decori barocchi sono frutto delle mie fantasie metafisiche ma non mancano dettagli che ci riportano al nostro tempo. Studiando l’architettura dello strumento e tenendo conto delle sue applicazioni,nelle geometrie delle varie parti mi sono ispirata alle variazioni musicali settecentesche: colori primari come note toniche e complementari come dominanti. Ci sono tonalità “maggiori” nei contrasti chiaroscurali, “minori” negli accostamenti, scale tonali nei passaggi graduali, decori ed intrecci come nelle linee vocali barocche…il risultato è un insieme ricco, armonioso e rilassante come deve essere per il pubblico dei concerti, che cerca nella Musica antica dei momenti di serenità e bellezza. E serenità e bellezza anno abitato con me per tutto il tempo in cui mi sono occupata di questo lavoro, come non mi era mai successo nella mia pittura, spesso gravata dai dubbi e dalle paure che ci accompagnano oggi.

La donazione di questo strumento ha fatto felice me e coloro che lo hanno ricevuto, in attesa di felicità ulteriori riservate ai più giovani musicisti che verranno.